Partiamo dall'inizio. Cosa significa investire: impiegare
un capitale in un investimento.
Dal dopoguerra nel 1945 è iniziata la ricostruzione del nostro
paese con una pianificazione economica e sociale che ha
sviluppato una politica industriale distribuita sul territorio
nazionale ma soprattutto al nord nel Piemonte(FIAT), in
Lombardia(ENI) e nel Veneto con tutte le industrie
manifatturiere, di calzature e di mobili.
Dopo 15 anni inizia un boom economico favorito da una bassa
inflazione e una bassa disoccupazione che vede l'Italia
riemergere dalla macerie della seconda guerra mondiale grazie
anche alla creatività nel mondo del design e della moda.
Le Banche hanno favorito anche lo sviluppo del mercato
immobiliare occupandosi della loro storica presenza capillare
sul territorio facendo quello per cui erano state create:
gli istituti di "Credito"!
Un periodo di benessere sociale ed economico che è durato quasi
fino alla fine degli anni '80 quando si avvertirono le prime
avvisaglie di cambiamento brusco con il pesante arretramento
delle Borse americane e londinesi nell'ottobre 1987 per poi
riprendersi alla fine del secolo scorso con la cosiddetta "new
economy" che ha creato i sogni più ambiziosi di alcuni e molti
fallimenti di altri.
L'inizio secolo quindi è stato caratterizzato da una cambiamento
epocale determinato soprattutto dalla condivisione di
informazioni che ha rappresentato l'avvento di internet a
livello planetario, di cui si iniziava a parlare verso la fine
del 1996 in Italia.
Ma questa scoperta informatica serbava dentro di sé una
controindicazione che si sarebbe rivelata fatale nel mondo
finanziario: la ricchezza virtuale. Numeri e conti con effetto
moltiplicatore che non erano altro che degli "Ponzi Scheme" o più semplicemente delle catene di S.Antonio alle quali avevano
aderito molti risparmiatori attratti dal guadagno facile, promesso da abili finanzieri d'assalto e banchieri senza
scrupoli. Ma mancava ancora la mazzata finale: l'avvento
dell'Euro!
Una rivoluzione annunciata che prometteva prosperità e
integrazione culturale, finanziaria e delle merci che ha
prodotto rapidamente ricchezze di pochi e un valore degli
stipendi quasi dimezzato!
Era inevitabile che lo sviluppo dei paesi emergenti come Cina e
India e ora anche Brasile potessero cambiare le regole del
mercato anche in pochi anni. Un cambiamento fatto di opportunità
ma anche di rischi.
Ora, dopo un autunno drammatico del 2008 dove ci siamo accorti
che il mondo è cambiato siamo di fronte ad un nuovo e continuo
cambiamento: un'era industriale in Italia ed in Europa al
declino, un deregolamentazione dura a venire, una alternativa
che non si vede all'orizzonte.
E che ne facciamo dei nostri risparmi? Andiamo in Banca o dai
promotori a farci parcheggiare la liquidità, il risparmio e
coltivare speranze.
Basterà? Quali individui liberi possiamo decidere anche di
dilapidare il nostro risparmio come ci pare e con chi riteniamo
i depositari della nostra fiducia.
A mio parere la rivoluzione necessaria è quella culturale: una
cultura finanziaria sempre e comunque insufficiente e difficile
anche da proporre. Ci sono centri di interesse politico e
istituzionale organizzati in modo tale da mantenere
nell'ignoranza finanziaria il popolo(bue) che deve essere
periodicamente "spennato".
Ma non tutto è perduto! Ci sono professionisti seri, in assenza
di conflitto di interessi e con una preparazione adeguata ad
"ascoltare" il risparmiatore per aiutarlo a capire e a cambiare:
il consulente finanziario indipendente.
Una figura ancora oggi sconosciuta al grande pubblico in Italia
ma molto diffusa nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti.
Un professionista istruito, competente e con una grande capacità
di ascolto.
Questo non significa sapere tutto e avere la sfera di cristallo
con tutte le soluzioni ma instaurare un rapporto fiduciario
basato sul reciproco rispetto e sul riconoscimento economico del
lavoro che il consulente organizza e produce per trovare delle
adeguate soluzioni alle vere aspettative del cliente sia esso un
privato o una impresa.
Un incontro fatto di:
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